Presentazione dei resti archeologici di Via Emilia
A Taranto, nel cuore del Rione Italia Montegranaro, tra via Emilia e Corso Italia, nella area adiacente alla Chiesa della Madonna della Fiducia, nei pressi della nota “Masseria del Carmine”, oggi abbattuta e sostituita da un moderno edificio, sono ancora in sito alcuni tratti del circuito difensivo della città greca, relativi al settore sud-orientale che raggiungeva in linea retta la costa del Mar Grande, non lontano da Torre d’ Ayala. Nelle immagini sottostanti è possibile notare l’ esatta ubicazione, in tridimensionale, dei resti dai vari punti cardinali.
Prima di descrivere con esattezza gli aspetti storici e architettonici della cinta difensiva è bene mostrare virtualmente, e con una sovraposizione sull’ attuale pianta di Taranto, come il circuito murario racchiudesse perfettamente la città magnogreca.
Le indagini condotte nell’area nel 1968 e 1980 sui resti affioranti, già noti dalla descrizione di L. Viola della fine del secolo scorso, hanno consentito di ricavare dati importanti soprattutto sui diversi rifacimenti subiti dal circuito murario, in connessione con le note vicende storiche che hanno interessato la città nel corso del 111 secolo a.C. Si conserva un tratto di circa 70 metri, costituito da un doppio paramento di blocchi tufacei con emplekto (riempimento) interno e setti trasversali di collegamento disposti a distanza regolare, conservati in alcuni punti fino a tre filari. La struttura è impostata su un piano appositamente predisposto di argilla e pietrame; i due paramenti distano fra loro m 4.20 e si conservano per una sola assise.
Diversi blocchi presentano incassi laterali per il sollevamento e segni di cava: lettere dell’alfabeto greco, simboli e sigle, con molta probabilità utilizzati prevalentemente con valore di numerale, per favorirne la messa in opera. Sia i dati epigrafici che stratigrafici consentono di inquadrare questa prima fase costruttiva fra il 450 e il 430 a.C. Ad un rifacimento successivo, invece, va riferita un’altra opera muraria in carparo che si sovrappone al muro di età classica, conservandone l’ orientamento. È costruita in blocchi irregolari che definiscono una struttura a sacco, larga circa 2 metri, realizzata in maniera poco accurata e inquadrabile nel III secolo a.C., probabilmente in relazione alle ricostruzioni successive alla prima conquista romana. Come primo intervento su questo blog per me è stato molto importante ed anche molto emozionante aver presentato una delle tante testimonianze storiche della nostra città. Questo bellissimo tratto di cinta difensiva è andato via via dimenticato con il passare degli anni ma purtroppo non tutti sanno che esso è di grande valore storico, artistico e culturale e come tale va rivalutato. Non per niente si vuole far conoscere ai meno attenti un pezzo di antichità facente parte del periodo classico e che con i suoi duemila anni e più di storia accompagna ancora la vita di una buona parte dei tarantini.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
L. VIOLA, in Notizie degli Scavi di Antichità 1881, pp. 376-436.
E. M. DE JULIIS, L’attività archeologica in Puglia – 1980, in Atti del XX Convegno di Studi sulla Magno Grecia (Taranto 1980), Taranto 1981, pp. 355-357.
F. G. LO PORTO, Ricerche sulle antiche mura di Taranto. Gli scavi di Masseria del Carmine, in Taras XII, I, 1992, pp. 7-27.
Fonte ricerca e bibliografia essenziale: Museo Nazionale Archeologico di Taranto
Fonte Mappe: http://maps.live.com/



